L’obesità non è solo un numero sulla bilancia, un’etichetta medica o una diagnosi su un foglio. È una condizione umana complessa, che attraversa il corpo, la mente, la società .
Dietro ogni persona con obesità c’è una storia: di resistenza, di frustrazione, di battaglie silenziose con se stessi e con uno sguardo esterno spesso troppo severo.
Parlare di obesità significa andare oltre il peso. Significa comprendere, finalmente, che non si tratta solo di mangiare meno e muoversi di più . Significa mettere al centro la persona, non il giudizio. Nel 1997, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto ufficialmente l’obesità come malattia cronica multifattoriale. Da quel momento, il messaggio è stato chiaro: l’obesità non è colpa, è condizione clinica. E come ogni malattia, merita ascolto, studio e cura.
Il Body Mass Index (BMI), o Indice di Massa Corporea, è lo strumento più usato per classificare l’obesità , ma ha dei limiti importanti: non distingue tra muscolo e grasso, né considera dove è distribuito il grasso. Per questo oggi si affiancano strumenti come la BIA e la circonferenza vita.
L’obesità nasce da una combinazione complessa di fattori: genetica, ormoni, infiammazione, stress, ambiente e traumi psicologici. Non è mai solo una questione di forza di volontà.
Riconoscere l’obesità come malattia è un atto di civiltà : significa garantire accesso alle cure, rispetto e dignità . Significa smettere di colpevolizzare i corpi e iniziare ad ascoltarli.
L’obesità è una patologia multifattoriale e, come tale, richiede una risposta terapeutica multidisciplinare. Un unico professionista, per quanto competente, non può rispondere a tutte le esigenze cliniche, nutrizionali, psicologiche e motorie della persona.
Il medico rappresenta la figura centrale nella diagnosi, nella gestione delle comorbidità e nella supervisione clinica generale. Può prescrivere esami, valutare indicazioni farmacologiche o chirurgiche, e garantire la sicurezza del percorso.
Il nutrizionista, esperto in scienze dell’alimentazione, costruisce il piano nutrizionale su misura, educa la persona al cibo, analizza le abitudini alimentari e monitora i risultati con strumenti specifici.
Lo psicologo è fondamentale per esplorare le dinamiche emotive, le abitudini disfunzionali, la motivazione e l’autoefficacia. Supporta la persona nel superare blocchi interiori, fame emotiva, distorsioni cognitive e frustrazioni ricorrenti.
Infine, il trainer o chinesiologo aiuta a costruire un piano motorio adattato. L’attività fisica non va solo consigliata, ma guidata, monitorata e resa sostenibile. Muoversi è terapia, non punizione.
- Endocrinologa – Nairus Aboud
- Biologa Nutrizionista – Dalia Camilletti
- Psicoterapeuta – Marianna Agostinelli
- Personal Trainer – Alessandro Magnoni

